Ceramica Ponte - Comune di Laveno Mombello

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CERAMICA PONTE

 

È l'ultima testimonianza dell'ampia presenza dell'industria ceramica a Laveno che, durata 150 anni, rappresentò il principale asse economico della zona dando lavoro fino a 2.500 persone. Un'attività che seppe coinvolgere architetti e designer del calibro di Gio Ponti, Guido Andlovitz e Antonia Campi. Il progetto è del Portaluppi.

 

 

It is the latest testimony to the wide presence of the ceramic industry at Laveno which lasted 150 years and was the main economic axis of the area, employing up to 2,500 people. This activity succeeded in involving great architects and designers such as Gio Ponti, Guido Andlovitz and Antonia Campi, no less. The project is by Portaluppi.

 

 

C'est le dernier témoignage de la forte présence de l'industrie de la céramique à Laveno qui, pendant 150 ans, a représenté le secteur économique principal de la région, employant jusqu'à 2.500 personnes. Une activité qui a été en mesure d'impliquer des architectes et des designers tels que Gio Ponti, Guido Andlovitz et Antonia Campi. Le projet est de Portaluppi.

 

 

Es handelt sich um das letzte Zeugnis der großen Keramikindustrie von Laveno, die während der letzten 150 Jahren das wichtigste wirtschaftliche Einkommen in diesem Gebiet war und bis zu 2.500 Personen einen Arbeitsplatz verschafft. Eine Tätigkeit die Architekten und Designers wie zum Beispiel Gio Ponti, Guido Andlovitz und Antonia Campi miteinbezog. Das Projekt ist von Portaluppi.

 

BREVE STORIA DELLA CERAMICA A LAVENO

 

La storia della ceramica a Laveno Mombello inizia nel 1856 quando Caspani, Carnelli e Revelli fondano la CCR sul luogo della Vetreria Franzosini, in riva al lago; la produzione è orientata alla terraglia opaca.

Nel 1883 l'impresa prende il nome di Società Ceramica Italiana (SCI). Nel 1885 Revelli esce dalla società e fonda la Ceramica Revelli.

 

Il periodo che segue è ricco di innovazioni tecnologiche (corrente elettrica, forno continuo) e di tensioni sociali (grandi scioperi del 1907 e del 1922).

 

Il ventennio fascista è segnato da grandi personalità e grande sviluppo. Il management è assunto dall'ing. Scotti che guida la costruzione degli stabilimenti Verbano (destinati alla porcellana) e dei magazzini Ponte. La direzione artistica è invece dell'architetto Andlovitz.

 

Sulla spinta dello sviluppo industriale anche il paese muta: viene costruito il cavalcavia per collegare gli stabilimenti Ponte e Lago e l'area residenziale di viale Garibaldi.

 

Il dopoguerra è segnato dalla competenza e dall'iniziativa delle maestranze lavenesi che, formate anche grazie alla Scuola di Avviamento Professionale (1950), sono richieste in tutto il mondo (Francia, Svezia, Argentina, Perù) e, allo stesso tempo, favoriscono lo sviluppo di un tessuto artigianale di imprese più piccole. Nascono le ceramiche DEAM, Della Torre, Pareschi, Dal Santo, Icral, Keravem, Bottega Costantini.

 

Le ceramiche lavenesi raggiungono i vertici della qualità non solo a motivo delle caratteristiche intrinseche di materiali e lavorazione ma anche grazie al taglio artistico della produzione sempre all'avanguardia sui tempi. A guidare la pattuglia di fini e sensibili decoratori e modellisti è il lavoro di Antonia Campi che, per decenni, ottiene riconoscimenti dalle giurie internazionali dei maggiori premi di design.

Nel 1965 la SCI viene assorbita dalla Richard-Ginori che, cinque anni dopo, diviene, a sua volta, proprietà di una finanziaria.

 

Iniziano anni di grandi cambiamenti per tutto il comparto manifatturiero italiano. Riorganizzare e ristrutturare diventano le nuove parole d'ordine. Fusioni e cessioni si susseguono obbedendo ad una logica unicamente finanziaria. Le ceramiche lavenesi si ritrovano ad essere solo una pedina sul grande scacchiere di un industria sempre più globale. Gli stabilimenti lavenesi fanno ora parte del gruppo Pozzi-Ginori (1974) di proprietà prima della Liquigas e poi della SAI (1980).

 

Nello stesso anno (1980) chiude la ceramica Revelli e, due anni più tardi, cessa la produzione alla ceramica Lago.

Il tentativo di riscatto passa prima dalla creazione di una società cooperativa con la partecipazione dei dipendenti (1982) poi dall'avviamento della produzione di porcellana "bone china" (1990) che rappresenta un'eccellenza unica in Europa.

 

I venti della globalizzazione spengono definitivamente l'esperienza industriale lavenese al traguardo dei 150 anni di storia.

Si potrebbe chiudere questo breve racconto con le parole amare di un ex-dipendente: "Con la chiusura dello stabilimento si sono persi non solo posti di lavoro, ma una tradizione e una tecnologia tramandata quasi da padre in figlio che non ci faceva secondi a nessuno." Ma una nuova stagione sta iniziando: quella di molti artisti che vedono in questa terreno la propria ideale forma di espressione e che, in questo modo, gettano le basi per un futuro ancora tutto da scrivere, certamente diverso dal passato, ma non meno affascinante.

 

 

 

 

 



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